Figlie di Santa Maria della Provvidenza
Home Chi siamo Casa Generalizia La Voce Pane di Casa Nostra Album Fotografico

Opera femminile

San Luigi Guanella

Home Proposte Giovani Pro Bambini Kabul Servi della Carità

© All rights reserved - Figlie di Santa Maria della Provvidenza - Piazza San Pancrazio, 9 - 00152  Roma

Contatori visite gratuiti
Share via e-mail Print

Molti conoscono don Guanella, la sua Opera, guardano all'uno e all'altra con ammirazione, collaborano col proprio contributo.
Pochi sanno invece di suor Marcellina Bosatta, collaboratrice di don Guanella e con lui cofondatrice della Congregazione delle Suore guanelliane: la grande luce attenua quella minore. Un'occasione per vederne l'intensità.
A don Guanella la carità Dio gliel'aveva messo in cuore col battesimo - bambinello, con sorellina Caterina, impastava terriccio e acqua per fare la minestra ai poveri -, la Madonna gliel'aveva confermata in una soave visione, nel giorno della Prima comunione, l'8 aprile 1852.
La cosa era andata così: nel pomeriggio del grande giorno, lungo la val Gualdera, che si staccava dal nativo Fraciscio, era salito sul Motto della Croce e del Vento, una modesta altura rocciosa fra monte e strapiombo. Scesa di qualche passo la china, s'era seduto sulla fresca erba d'una piccola conca. Attento al bestiame che pascolava, lo sguardo s'appuntava facilmente là, dove la valle andava a morire, affacciata al sottostante Santuario dell'Apparizione della Madonna a Gallivaggio.
Cullato dal silenzio, s'era assopito. Svegliato una, due, tre volte da un richiamo insistente, aveva visto infine una meravigliosa, splendente Signora, che gli disse: Quando sarai grande, dovrai fare tutto questo per i poveri. E come in un cinematografo, vidi tutto quello che avrei dovuto fare». Le parole sono sue. Ma aggiungeva: tutto questo sarà stato un sogno».
Sogno o realtà, gli s'impresse nella mente e nel cuore, come una missione da realizzare, e una grande luce ad illuminargli il cammino, una forza a sostenerlo nelle difficoltà, che furono molte nel numero e nelle durata.
La strada del bene è ardua: dovette presto convincersene, gli ostacoli s'aggiunsero ad ostacoli, le persecuzioni si moltiplicarono. Erano trascorsi quindici anni del suo sacerdozio, senz'essere riuscito a realizzare l'impegno. Tardava a suonare l'ora della Provvidenza. Quando finalmente scoccò, trovò ad attenderlo, sulla sua via, Marcellina Bosatta.
Don Guanella l'incontrò per la prima volta, andando parroco a Pianello Lario. Ella aveva trentaquattro anni, essendo nata là, il 21 marzo 1847. Era a capo e direttrice d'una minuscola istituzione.
Anche Pianello è un piccolo paese, un condensato d'insediamenti sparsi sul declivio del monte, in un territorio di quasi mille chilometri quadrati, che s'affacciano nel lago. è attraversato dalla via Regina, che prende il nome della regina dei Longobardi Teodolinda, che con lavori radicali, diede assetto ad un'antica strada tracciata dai Romani.
Centrale è la frazione Calozzo, dove la famiglia Bosatta aveva casa e attività. Papà Alessandro, stimato agrimensore, era segretario comunale, proprietario di terreni e gestore di una modesta industria serica. Undici figli allietarono la casa, Marcellina era la sesta. Di media statura, due limpidi occhi castani, luminosi, vivaci e penetranti, un bel volto dalle fattezze decise, ma armoniose, e composto in un sorriso che aveva sempre un che di mesto e di pensoso. Era fra le pochissime che sapevano leggere e scrivere: aveva frequentato la scuola delle Canossiane nella vicina Domaso. Era il tempo nel quale le ragazze erano presto impiegate nei lavori domestici, dei campi e dello stabilimento. Fin dall'adolescenza, aveva mostrato una superiorità sulle coetanee, che le veniva, oltre che dall'istruzione, da una marcata spiritualità e da una convinta pratica della vita cristiana.
Aveva quindici anni, quando arrivò in paese un nuovo parroco, don Carlo Coppini. Una asceta, di buona cultura, ma soprattutto di grande zelo. Nell'esplicazione del suo ministero, dedicò particolare cura alla gioventù femminile, che meglio lo seguiva. Non importa se la sua attività non fu pacifica, se dovette incontrare ostilità, malcontento da parte di malintenzionati che ricorsero a tutti i mezzi per demolirlo, oltre quelli morali, anche quelli fisici.
Marcellina lo seguì con entusiasmo, finì per essere il suo braccio destro.
Con tutti i carismi dell'Autorità Ecclesiastica, che gliene fornisce un regolare decreto, diede vita ad una Pia Unione delle Figlie di Maria, sotto la protezione di Santa Angela Merici e di Sant'Orsola.
Il 15 ottobre 1871 iscrisse le prime postulanti, che presto raggiunsero le settanta unità: Marcellina fu la direttrice.
Era tanto ben organizzato il gruppo, agiva con tanto fervore, che non c'è da meravigliarsi se vi spuntarono desideri di vita consacrata. Don Coppini aveva un suo progetto che coltivava da anni e invitava all'attesa: intanto raccomandava il ritiro, la preghiera, il sacrificio, la particolare disponibilità alle necessità altrui.
Affidò poi a due di esse, Marcellina Bosatta e Maddalena Minatta, due ragazze da custodire e seguire nella propria casa: gliele aveva consegnate l'amico don Eugenio Bonoli, che a Como conduceva un Pio Istituto per le zitelle povere. Poi, dalla casa privata, ad una casetta tutta per loro, a Camlago, un'altra delle frazioni di Pianello. Non importa se era povera e spoglia: intanto aveva un pezzetto di terra per far crescere la verdura, un fratello di Marcellina vi unì un incannatoio, così da non dover più uscire di casa per recarsi al lavoro. Presto don Coppini vi eresse ufficialmente un Istituto sotto la protezione del Sacro Cuore: le ragazze aumentarono di numero, c'era pure qualche vecchietta e, quello che più conta, si aggiunsero, nello spirito e nell'attività, due altre giovani, Dina, sorella di Marcellina ed Elisabetta, sorella di Maddalena.
Dal lavoro delle proprie mani, incannatoio, tessitura, ricamo, veniva il nutrimento.
Era ormai tempo di procedere, e con quattro persone si poteva iniziare. E il 28 giugno 1878, festa del Sacro Cuore, emisero i voti privati, temporanei, indossarono un abito religioso e si misero sotto la protezione di Santa Angela Merici.
Don Coppini le seguì con l'attenzione e l'amore del padre, gli venne meno però il tempo di rassodarle. Passeranno solo due anni ed egli cadrà sulla breccia vittima della violenza: il I luglio 1881, lo percossero selvaggiamente con sacchetti di sabbia, gli rovinarono l'interno, i polmoni soprattutto. Morente, alle figlie tremanti, piangenti, assicurò: Dopo di me, verrà uno che farà molto più di me».
Don Luigi scendeva dal picco di Olmo, un gruppo di baite a 1056 metri sul livello del mare, nella val San Giacomo, che conduce al passo Spluga. Da un pugno di montanari, tra i quali l'avevano confinato la persecuzione liberale, la disistima dei confratelli e l'insofferenza del suo stesso vescovo.
Prese possesso della nuova parrocchia la vigilia di San Martino, il 10 novembre 1881, alle undici della notte, destando con ripetuti colpi di pietre, l'addormentata e sorda domestica.
L'accolse la fredda indifferenza, la fama d'esaltato, d'irrequieto.
Anche l'Ospizio gli restava chiuso: il vescovo aveva incaricato per la direzione il prevosto di Musso, don Rizzola. La piccola comunità s'accontentò d'invitarlo per una conferenza settimanale e la spiegazione del catechismo. Marcellina fu fra le più ostili, ingannata da cattivi consiglieri, anche se doveva ammettere che quel prete fosse uomo di virtù, un autentico apostolo di bene.
D'altra parte lui si guardava bene dall'intromettersi: attendeva.
E venne... la prova del nove.
Stava calando il sole; la superiora della giovane comunità aveva da prendere un'intesa col parroco; Marcellina si portò in canonica. Don Guanella stava cenando. Lauta cena! Ha davanti una ciotola d'insalata, vicino c'è l'oliera... Senz'infondere nulla, né aceto, né olio, né sale, egli, due foglie per volta, prese con le dita, le mangiò tutte. Nient'altro.
Marcellina aveva sentito che, se a don Guanella offrivano qualcosa, tutto finiva in mano a qualche povero, preferibilmente infermo, ma fin lì non avrebbe mai pensato.
S'accese nella mente una nuova luce. Il dubbio si fece realtà: questo è un santo, è l'uomo promesso da don Coppini.
Ne parlò alle sorelle e non faticò a trasmettere la propria convinzione. Dall'ammirazione, il passo alla stima era d'obbligo, dalla stima, alla decisione.
Tutte erano convinte di mettersi nelle sue mani.

Il seme sullo scoglio

Marcellina, in piena armonia con le sorelle, affidò a don Guanella la direzione delle loro anime e quella pericolante dell'Opera, in tutto, fra suore, novizie, assistite, una ventina di persone. Lui accettò.
Ebbe modo di conoscere la reale situazione, l'impegno di bene, ma insieme le deficenze, le lacune, le incertezze, le difficoltà.
Aveva grande fiducia di poterla puntellare, trasformarla in un'altra grande e forte: il tenero germoglio diventò, con un volto nuovo, un albero rigoglioso. Glielo garantiva la grande fede.
Lontano dall'introdursi violentemente, conscio delle grandi capacità di Marcellina, la valorizzò sempre di più, ne fa il braccio destro alle grandi iniziative: sarà sempre la direttrice, la confondatrice, la madre di quello stuolo di figlie che non mancheranno d'arrivare.
Pensò presto ad una sede più ampia e più accogliente e trasferì la comunità nella casa coadiutorale che era vuota e, dopo tre anni, nella bella casa dei Bosatta.
Lo sviluppo fu assicurato: vennero postulanti, s'allargò il noviziato, crebbero le suore e parallelamente le ospiti.
La formazione delle prime, la cura delle altre ebbero l'attenzione principale.
La piccola congregazione nasce, prende corpo, vigilata da un padre ardente e da una madre forte e generosa.
Fu lei, Marcellina, a condurre il primo sciamo, con la sorella Dina, ora suor Chiara, ad Ardenno, lei a seguire il deciso trapianto a Como, lei a guidare le nuove fondazioni che si moltiplicarono.
Don Guanella l'ha preceduta all'eternità, il 24 ottobre 1915.
L'Opera ha fatto tanta strada. Già camminano paralleli e strettamente uniti in collaborazione, i due rami: il maschile e il femminile.
Suor Marcellina sopravviverà di quasi vent'anni - morirà il 4 febbraio 1934 - guida sicura delle sue suore, lanciate fino nelle Americhe. E quando il peso degli anni, delle fatiche, degli strapazzi la porteranno, in posizione d'attesa, sul lato del Santuario del Sacro Cuore, dove già riposa la salma di don Guanella, continuerà, con l'insistente preghiera, a collaborare, con tutte le altre, al buon cammino della Congregazione, per il sollievo dei poveri.
Ora, lo spirito eletto in cielo, i resti mortali dormono il grande sonno sul colle di Lora, la Casa-madre della Congregazione.
Li vegliano le sue Figlie, sempre attente alle parole di sapienza e d'incitamento.
Scorre il tempo, passano gli anni, non finisce mai la vigile presenza d'una Madre: solo è mutata la forma.


(di Leo Brazzoli)

Madre Marcellina Bosatta

Cofondatrice

delle

Figlie di Santa Maria della Provvidenza